2.171 L’immagine può raffigurare ogni realtà della quale ha la forma. L’immagine spaziale, tutto lo spaziale; la cromatica, tutto il cromatico.

Ludwig Wittgenstein, Tractatus logico-philosophicus  2 months ago / 0 notes
Makes no sense at all

2 months ago / 0 notes
UN GIORNO DA LEONI

Speriamo che mi muoio, subito subito.

Vanda, 97 anni

9 months ago / 0 notes
COME TO MUMMY

1 year ago / 0 notes
ATMOSFEAR

Era il natale del 1992 e la piccola Valentina, compiuti dieci anni da appena venti giorni, riceve come regalo un pacco rettangolare con una carta intorno priva di fantasia. I suoi genitori lavoravano in banca e proprio in vista delle festività, la grande Banca d’Italia lasciava un pacco anonimo sulla loro scrivania, dono che poi veniva rifilato ai figli, trattandosi di giochi di società. Valentina non sapeva ancora che quel natale lo avrebbe ricordato per sempre, non per le figurine panini o il puzzle osè di Luke Perry, ma per l’incontro ravvicinato con una creatura davvero terrificante. E noi con lei.

Il gioco aveva un tabellone viola e nero con delle scritte gotiche, le pedine erano solo sei a forma di lapide, le carte erano suddivise in tempo, fato e sorte ma la cosa più inquietante era la cassetta vhs. Prima che spuntasse Lynch nelle nostre vite a illustrarci il mondo delle scatole cinesi e delle visioni esoteriche, c’è stato qualcuno che una cassetta l’ha ricevuta per davvero senza assicurazione sulla vita.
Il regolamento del gioco prevedeva quindi sei vittime intorno a un tavolo con al centro una televisione e le serrande abbassate. Valentina ci chiamò senza troppe spiegazioni, dobbiamo fare un gioco. Simone abitava al primo piano, lei al quarto: un fischio e trentasecondi per averlo sull’attenti. Io con lei condividevo il muro della stanza da letto; bastavano due colpi e capivo dove farmi trovare. Alessandra e Talita occhi di gatto, impiegavano qualche minuto e due ascensori. Mi presentai con mia sorella che era solita seguirmi come un topolino ed era perfetta per farmi da cavia dentro e fuori casa. Quando mi chiesero se volevo il piccolo chimico, risposi che preferivo una sorella in carne ed ossa. Lo scopo del gioco era raggiungere la propria lapide, dopo aver conquistato le sei chiavi per scongiurare l’incubo che ognuno di noi aveva scritto e depositato al centro del tabellone. Il problema non era il lancio fortunato del dadi ma il contenuto della cassetta. Non era possibile interromperla per nessun motivo. Il Re dell’Incubo si presentava incappucciato, il suo accento era indefinito, la sua arroganza ripugnante, riusciva a fissare ognuno di noi nei punti diversi della stanza. Dava ordini, vomitava addosso ai nostri intenti, umiliava vecchi e giovani senza distinzione e se non ti inginocchiavi di fronte a lui con lo schermo appiccato al naso, finivi nel buco nero perdendo mezza partita. Il tutto attorniato da colpi di scena che sia lui che i partecipanti dovevano intrattenere su richiesta o per via delle carte fato, tanto da far salire l’ansia e far precipitare tutto nel caos: urli e schiamazzi per spaventarci a vicenda, il battito drone in crescendo dell’orologio e le rughe sul suo volto sempre più marcate e vicine alla putrefazione. Mia sorella in sala di rianimazione con la bomboletta. Un’ora di gioco per farti vincere una boccetta di valium al mese per tutto il resto della tua vita.

1 year ago / 0 notes
LE PENDU

God, I hate that retard girl.
Hit the retard girl, do one for me.
She don’t think like the others do,
See the retard girl squirming in the mud.

Hole

(…) L’oblio totale di sé è spinto fino all’esclusione di ogni preoccupazione di salvezza individuale, poichè la devozione pura non comporta come ricompensa nessun beneficio.

Oswald Wirth

1 year ago / 1 notes
CONAD IN L.A

Il Conad di via Rigopiano è il mio fornitore ufficiale di film horror di serie b. Sotto le penne replay, tra i quadernoni ad anelli e le graffette colorate, un giorno la mia attenzione cadde sull’angolo impolverato di una cassetta vhs che spuntava dallo scaffale come in procinto di suicidarsi, approfittando delle urla viziate di un bambino che a sua volta richiamava l’attenzione di sua madre rimasta intrappolata alla vista di uno sconto shock anafilattico sul suo bagnoschiuma preferito. Cosa ci facessi esattamente lì non lo posso ricordare, ma questa strana concatenazione di eventi irrilevanti mi fece fare uno scatto, scansai il passeggino e salvai la cassetta che voleva precipitare, preservando così dall’entropia spersonalizzante del negozio un ennesimo tentativo di abbandono esistenziale. L’angolo impolverato aveva si un occhio, inconfondibile per me ora che ci facevo caso; non mi trattenni più di un minuto e andai a consegnare in cassa la faccia di Tognazzi che fissava Edwige in una posa troppo invitante per farla morire. A distanza di un anno, quel ripiano custodisce ancora dietro una sbarra di penne bic, le anime violentate di qualche baldracca di periferia, un murales di sangue a L.A, due shampiste con le unghia strappate per storie di tagli di coca andati a male nel retrobottega di un vecchio spacciatore ex nazista, nomi improbabili scritti pure male, giacche di pelle a strisce che sparano sotto i riflettori dei lampioni mentre a casa tutta la sacra famiglia gonfia come sta, aspetta la spesa del Conad sulle note di “Sotto questo cielo”. E non lo sanno. 

1 year ago / 0 notes
OPERA

Cavalleria Rusticana - Pietro Mascagni

‘Ntra la porta tua lu sangu è sparsu,
E nun me mporta si ce muoru accisu…
E s’iddu muoru e vaju mparadisu
Si nun ce truovo a ttia, mancu ce trasu


Cessin le rustiche

opre: la vergine
serena allietasi
del salvator;

tempo è si mormori

da ognuno il tenero
canto che i palpiti
raddoppia al cor

Viva il vino spumeggiante

nel bicchiere scintillante,
come il riso dell’amante
mite infonde il giubilo!

Pagliacci - Ruggero Leoncavallo

Evviva! il principe

se’ dei pagliacci!
I guai discacci
tu col lieto umore!

Ognun applaude a’ motti, ai lazzi…

ed ei, ei serio saluta e passa…

E se in questo momento qui scannata
non t’ho già gli è perché pria di lordarla
nel tuo fetido sangue, o svergognata,
codesta lama, io vo’ il suo nome!… Parla!

Che fai così impalato?
Il pollo hai tu comprato?

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MILLIONS NOW ARE LIVING WILL NEVER DIE

Qui le vite rimangono in apnea nella loro placenta fino al giorno della cerimonia della signorina Y. Dieci metri le separano dalle luci neon sovrastanti, tanto quanto basta per poter respirare in eterno con un DNA pre confezionato a qualche miglio più a est. Rotoli alti due metri si dispiegano sotto l’azione di menti meccaniche, gioiscono al pensiero di partite vincenti, trovano la loro ragione di esistere in chilometri di corpi tutti diversi che prima o poi cadranno sulla stessa scelta giallo nera. Mi straziano il cervello coi loro sogni di armadi dal profumo di lavanda e gite al lago per dirsi si per sempre ma a guardarle meglio in faccia sembra che dicano tutte la stessa cosa. I love moschino.

1 year ago / 0 notes
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goddear
logs, flavour in the pines
Please, dear God, make my words today sweet and tender, for tomorrow I may have to eat them
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